Il modello derivava dalla Dino 206 SP. Rispetto alla vettura antenata, era però più leggera. La carrozzeria della “Dino 206 S” assomigliava a quella della 330 P3, anche se era di minori dimensioni.
Il motore, con le camere di combustione riviste a seguito delle sperimentazioni in Formula 1[1], era un cosiddetto “Dino”. L'appellativo di questa classe di motori Ferrari derivava dal nome del figlio di Enzo Ferrari, Dino, a cui è imputata la progettazione. Questo propulsore aveva una particolarità: era un V6 che aveva l'angolo tra le due bancate di 65°. Fu progettato e realizzato con questa caratteristica per contenere gli ingombri.
Il nome del modello era collegato al tipo di motore installato, “Dino”, ed alle sue caratteristiche. La sigla numerica richiamava infatti la cilindrata del propulsore, che era circa di 2,0 L, ed il numero di cilindri, che erano 6 disposti a V.
